Secondo gli ultimi dati del Censis, in Italia ben 12 milioni di alloggi non hanno un impianto elettrico a norma di sicurezza: ovvero non hanno salvavita o messa a terra. Ma anche per chi pensa di avere un impianto a norma, le statistiche non sono confortanti: lo dice una ricerca trasversale svolta dal Politecnico di Torino, secondo la quale il 24% dei salvavita installati e controllati non funzionano... praticamente uno su quattro! La nostra rimane una delle nazioni europee più a rischio di incidenti da folgorazione: più di 125 al giorno secondo Prosiel, l’Associazione per l’utilizzo sicuro dell’energia (che riunisce Enel, FederEnergia, Anie, Assistal, Fiera Milano Tech, Imq, Unae, Unione italiana Consumatori); questo a causa della quasi totale mancanza dei controlli al salvavita (là dove esistono), nonché delle frequenti dispersioni di corrente che si verificano quotidianamente nell’ utilizzo degli elettrodomestici.
Non dimentichiamo che, nel caso in cui manchi o sia difettoso sia il salvavita che l’impianto di terra, e il corpo umano fosse attraversato da corrente elettrica ad una intensità e per un tempo superiore a ben precisi valori (folgorazione, comunemente detta 'scossa'), si avrebbero effetti fisiologici reversibili o irreversibili tutt’altro che trascurabili (dalle contrazioni muscolari involontarie - spasmi - al blocco respiratorio, dall'arresto cardiaco al blocco della circolazione sanguigna con danni al cervello, ...).
Il salvavita è dotato di un tasto di test che andrebbe attivato mensilmente (quanti lo fanno?) non solo e non tanto per verificare che il salvavita funzioni (in quel preciso momento in cui si effettua la prova) ma anche per evitare che l’interruttore rimasto per lungo tempo inattivo possa, quando occorre, non funzionare!
Questa verifica, per quanto utile, è comunque grossolana e non ci tutela dalle dispersioni di corrente che potrebbero verificarsi un attimo dopo la verifica, quando paradossalmente il salvavita può smetter di funzionare correttamente! |